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OLIVE IN RACCOLTA AGRITURISMO SICILIA

NOTIZIE SULL'OLIVO E SULL'OLIO

Made in Italy, l’olio d’oliva assediato da frodi e contraffazioni: “Illeciti sistematici e reiterati, tutele inadeguate”


E’ uno dei “simboli più rinomati delle produzioni agroalimentari italiane”. Che “nell’immaginario del pubblico mondiale” si è guadagnato “una reputazione ed una emotività ineguagliabili”. Non è un caso che nel commercio di olio d’oliva l’Italia detenga “una posizione di rilevanza” internazionale. Un bene prezioso al quale, però, il nostro Paese non assicura adeguata tutela. Come evidenzia la relazione della commissione parlamentare d’inchiesta sui fenomeni della contraffazione, presieduta da Mario Catania di Scelta civica. Un documento di strettissima attualità specialmente dopo il recente via libera dell’Europarlamento all’import senza dazi nell’area Ue di 35 mila tonnellate di olio tunisino per il 2016 e il 2017 .

FRODE EXTRAVERGINE – L’extravergine è un prodotto strategico per l’economia nazionale. “Ma le frodi e le sofisticazioni mettono a rischio 250 milioni di piante, 50 milioni di giornate lavorative, un fatturato di oltre 2 miliardi di euro, 43 oli italiani a denominazione di origine riconosciuti dall’Unione europea”, osservava, non più tardi del 26 marzo scorso, il Nucleo anti sofisticazione (Nas) dei Carabinieri. Numeri citati nella relazione per sottolineare “come ormai gli illeciti nel settore oleario siano compiuti con professionalità sistematica e in modo reiterato”. L’elenco delle condotte fraudolente, del resto, è lungo. Si va dalle alterazioni (“modifiche della composizione dei caratteri organolettici degli alimenti”) alle adulterazioni (mutazione della qualità “attraverso l’aggiunta o la sottrazione di alcuni componenti del prodotto”). Dalle sofisticazioni (“aggiunta di sostanze estranee rispetto alla naturale composizione degli alimenti”) alle falsificazioni (“vere e proprie sostituzioni di elementi con altri”). Illeciti penali ai quali si aggiungono anche contraffazioni, alterazioni delle indicazioni geografiche o delle denominazioni di origine dei prodotti alimentari: tutte condotte che configurano violazioni dei diritti di proprietà industriale. Ma non basta. Alla lista delle pratiche fraudolente si aggiunge anche l’italian sounding. Si tratta della “produzione e commercializzazione di alimenti contenenti una falsa evocazione dell’italianità del prodotto”, ma “senza contraffazione dei segni distintivi”, tale da “far presumere al consumatore un’origine italiana del prodotto non corrispondente alla realtà”.

TAROCCO ITALIANO – Per non parlare del cosiddetto olio di carta, vale a dire la “produzione fittizia di olio extravergine supportata da false fatturazioni per prodotto inesistente o anche delle rese di molitura (la prima fase dell’estrazione, ndr) superiori a quelle effettive”. Un sistema attraverso il quale si introducono in Italia “oli d’oliva stranieri che sono in tal modo inseriti tra le produzioni extravergini italiane ed immessi in commercio come oli di origine italiana”. Altra pratica illecita molto frequente è quella legata all’uso di “olio deodorato”, considerata da esponenti delle forze dell’ordine e dagli stessi produttori, “la tecnica più sofisticata di frode utilizzata nel settore delle produzioni olearie”. Tecnica con la quale, in pratica, un olio d’oliva avente caratteristiche qualitative “non conformi a quelle previste dalla legge per l’olio extravergine” viene “reso tale tramite operazioni di deodorazione”, consistenti “nell’arricchimento e nella manipolazione di oli vergini d’oliva”, messi poi in commercio come extravergini. Un trattamento utilizzato per commercializzare “oli di mediocre qualità” a “prezzi concorrenziali”. Poi c’è il nodo, sollevato nel corso delle audizioni effettuate dalla commissione dalla Procura di Bari, della “incompatibilità” tra la pratica della “miscelazione” e il “procedimento meccanico”, l’unico secondo la disciplina comunitaria consentito nella “produzione dell’olio extravergine”. Secondo i magistrati del capoluogo pugliese “la vendita come olio extravergine di oliva di un olio frutto di miscelazione configura un comportamento di tipo ingannevole da parte del produttore ai danni del consumatore” che, nella convinzione di comprare un extravergine puro, “acquista viceversa un prodotto” diverso “originato dalla combinazione di oli di categorie e qualità diverse, artificiosamente miscelati in modo da ottenere un prodotto rientrante solo nei meri parametri chimici dell’extravergine”.

CONTROLLI E SANZIONI – Ma come difendere uno degli orgogli del made in Italy dai sempre più diffusi tentativi di imitazione e contraffazione? Stando alle conclusioni della commissione d’inchiesta, uno degli interventi più urgenti suggeriti riguarda il sistema dei controlli. Che spesso “risultano inefficaci” per le “difficoltà di condurre analisi in grado di evidenziare le frodi”. Controlli che, si legge nella relazione, “devono essere intensificati”. Attraverso, innanzitutto, il monitoraggio di “tutte le fasi della lavorazione”, a partire da quella “dell’acquisizione delle partite di oli dall’estero”. Una “prassi”, come dimostrato dall’esperienza, che riguarda principalmente l’importazione “di partite di olio a basso costo da Paesi comunitari (Spagna e Grecia) o extraeuropei (Tunisia), da destinare, attraverso tecniche chimiche di laboratorio, quali la deodorazione, alla trasformazione fraudolenta in partite di olio extravergine italiano”. Si tratta, secondo la commissione, di “un approccio sistematico ed organizzato di aziende che operano illecitamente e su vasta scala”. Anche l’attuale assetto normativo penale “non appare soddisfacente”. Così come quello delle sanzioni, “non in linea con l’effettiva offensività di tali illeciti rispetto alla realtà economica compromessa” e “ai danni causati ai consumatori”. Oltre alle pene detentive e pecuniarie, si legge nella relazione, sarebbero utili “anche sanzioni interdittive dell’esercizio dell’attività imprenditoriale svolta fraudolentemente”. Come sarebbe opportuno, inoltre, “un intervento normativo chiarificatore”, auspica la commissione, che, sulla scia dei rilievi della Procura di Bari, “sancisca espressamente il divieto di miscelazione all’interno dei processi di produzione dell’olio extravergine”. Quanto alla “denominazione d’origine” e della “provenienza territoriale nazionale”, si pone un problema di “effettiva e puntuale applicazione delle norme” già previste dall’ordinamento. Come dire, le norme ci sono, basterebbe applicarle.

Attenti alle contraffazioni

Made in Italy, l’olio di oliva extravergine va protetto

Siamo certi delle ampie proprietà benefiche dell’olio extravergine di oliva, ma questo alicamento va bene anche nelle prime fasi dell’alimentazione dell’essere umano?

I principali benefici nutrizionali sono 3:

1- Contiene molecole antitumorali e antiossidanti naturali come l’oleocantale e l’acido oleico, come conferma il recente studio dell’Università di Oxford, del 2018 (Extra-virgin olive oil contains a metabolo-epigenetic inhibitor of cancer stem cells).

2- Regola la pressione sanguigna e riduce i livelli di colesterolo nel sangue con il suo contenuto di idrossitirosolo.

3-Promuove la fertilità e combatte la sindrome dell’ovaio policistico grazie alla presenza di vitamina E ed acidi grassi monoinsaturi, oltre che di clorofille.
E’ una vera e propria miniera, che ancora sottovalutiamo, fatta di circa 300 sostanze.

Si sa per i nostri figli vogliamo il meglio, e il meglio è fare in modo che crescano in salute, con abitudini che la mantengano. L’olio extravergine d’oliva è una di queste. Siamo nati nel paese che ne produce una grande quantità e di ottima qualità, usiamolo come hanno fatto i nostri genitori e nonni. Per questo è consigliabile aggiungerlo all’alimentazione dei bambini durante lo svezzamento aggiungerlo a crudo alle minestrine, aiuterà il bambino ad assimilare le vitamine liposolubili (A,D,E,K), fornirà elementi antiossidanti e antiradicali liberi, i composti fenolici cui tanto si parla oggi, non presenti negli altri oli vegetali perché estratti da semi e non da un frutto come l’olio extravergine d’oliva. Considerando la composizione simile al latte materno, eviteremo la carenza di degli omega 3, carenti nel latte vaccino ed essenziali nella composizione della struttura delle cellule e delle loro membrane, nella funzionalità del cervello, nella strutturazione della retina. L’introduzione nella dieta dell’olio extravergine d’oliva, al divezzamento e fino a quando il bambino non comincerà ad introdurre il pesce (meglio azzurro), è l’unica fonte che, oltre a dare un buon apporto calorico, porta all’organismo in rapida evoluzione una certa quantità di omega 3.

Il suo uso è raccomandato anche per la cura della pelle. Nei lattanti, patologie come la crosta lattea (dermatite seborroica), la dermatite nell’area del pannolino traggono vantaggio dall’uso dell’olio extravergine d’oliva che contenendo squalene, sostanza molto simile al sebo, ha un alto potere detergente e lubrifica il cuoio capelluto. L’applicazione con un batuffolo di cotone, permette la successiva rimozione delle croste. Le nonne usavano come cura per l’arrossamento nell’area del pannolino “olio sbattuto in acqua”, vecchio metodo ma tuttora valido.

E PER I PIÙ GRANDI?
Torniamo alla merenda con pane e olio: ha tutte le caratteristiche necessarie di pasto equilibrato e sano. Abituiamo i nostri figli a mangiare le verdure crude o al vapore con un filo d’olio. Approfittiamo delle sue proprietà di regolatore intestinale e dell’attività epatica. Ottimo nel correggere la stipsi con la sua azione lassativa, più efficace a digiuno.

L’olio di oliva è un grasso monoinsaturo composto per la quasi totalità da trigliceridi; gli acidi grassi più rappresentati sono l’oleico, il linoleico e il palmitico. Alimento dalle molteplici virtù, contribuisce all’accrescimento corporeo, al processo di mielinizzazione del cervello e alla formazione delle ossa. Scopriamolo meglio.
 

Caratteristiche dell’olio di oliva
L’olio d’oliva viene ricavato dai frutti (drupe) della pianta dell’ulivo, che appartiene alle Dicotiledonee, famiglia Olacee, genere Olea, specie Olea Europaea L. L’olio d’oliva è ottenuto per pressione a freddo della polpa delle olive e, come tutti sappiamo, è un olio dall’aspetto fluido con un profumo caratteristico e un colore che va dal giallo dorato al verde.

È uno dei più ricchi di acido oleico (circa il 62%), il più abbondante tra gli acidi grassi monoinsaturi a lunga catena presenti nel nostro corpo, con grandi proprietà nutrienti ed emollienti per la pelle.

Oltre all’acido oleico, l’olio d’oliva contiene circa il 15% di acido linoleico, il 15% di acido palmitico e il 2% di acido stearico.
Contiene inoltre una frazione insaponificabile che va dall’1 al 2 % e che fornisce a questo olio una significativa concentrazione di ingredienti attivi antiossidanti tra cui: composti fenolici, clorofilla, Vitamina E, fitosteroli  con azione riparatoria e antinfiammatoria e squalene, uno dei principali componenti della superficie della pelle.

 

Dicono di lui
Secondo uno studio condotto in Svezia, gli acidi monoinsaturi dell’olio d’oliva svolgono un’azione protettiva nei confronti del seno delle donne.

La dott.ssa Alicia Wolk dell’Istituto Karolinska di Stoccolma e altri ricercatori svedesi hanno studiato 61.471 donne tra i 40 e i 76 anni dal 1987 al 1990. Le donne sono state sottoposte a mammografia, hanno compilato un questionario autosomministrato sulla frequenza e sono state seguite con attenzione e zelo.

I dati sono stati raccolti dallo Svedish Cancer Registry per determinare chi del gruppo sviluppava tumore al seno durante il periodo di studio. I dati ottenuti hanno portato i ricercatori a evidenziare una potenziale azione protettiva dei grassi monoinsaturi: lo studio ha ottenuto la pubblicazione sull’Archives of Internal Medicine.

Olio d’oliva, alleato di
Apparato cardiocircolatorio, ossa, pelle

 

Proprietà dell’olio d’oliva
L’olio d’oliva è un grasso monoinsaturo composto per la quasi totalità da trigliceridi; gli acidi grassi più rappresentati sono l’oleico, il linoleico e il palmitico. Si tratta di un alimento dalle molteplici virtù.

Indispensabile durante l’infanzia in quanto contribuisce all’accrescimento corporeo, al processo di mielinizzazione del cervello e alla formazione delle ossa, l’olio è anche un coadiuvante nella resistenza alle infezioni.

Durante l’età adulta è efficace nella prevenzione dei disturbi delle arterie e del cuore, e abbassa il livello di colesterolo nel sangue. Oltre a ridurre il rischio di malattie cardiache, ha una funzione antinvecchiamento per la pelle e per le ossa in quanto è ricco di vitamina E, che protegge da decalcificazione, osteoporosi e fratture. Tra i costituenti, insieme alla vitamina E, il betacarotene (provitamina A) e tutta una serie di sostanze antiossidanti come i composti fenolici.

 

Curiosità sull’olio d’oliva
Per i Greci l’olio era prezioso. Non solo gli atleti s’ungevano d’olio d’oliva prima di combattere corpo a corpo, ma i vincitori delle olimpiadi ricevevano una corona di rami d’ulivo e ottenevano come premio anfore d’olio, oltre alle odi dei poeti e a inestimabile rispetto da parte dei cittadini.

Il procedimento di raccolta dell’olio passa per fasi delicatissime: dalla sistemazione delle olive in appositi graticci al lavaggio, fino alla spremitura. Dalla prima spremitura provengono i due oli di oliva più pregiati: quello extra vergine d’oliva e quello sopraffino vergine d’oliva. Dalla seconda spremitura delle stesse olive si ottengono l’olio fine vergine d’oliva e l’olio vergine d’oliva. Le fasi dell’estrazione dell’olio sono invece tre: frangitura, gramolatura, estrazione.

Presso i popoli fenici e cretesi, l’olio aveva funzioni iniziatiche ed era soprattutto fonte di luce, non solo in senso metaforico: furono proprio i fenici a diffondere l’uso della lampada a olio.

Omero, nell’Odissea, narra dell’offerta che la dea Atena fece a Ulisse: una fiala di olio di oliva, attraverso cui l’eroe riconquistò vigore e bellezza. Plinio il Vecchio invece dedicò un intero capitolo della sua Naturalis historia all’ulivo e alle sue virtuose proprietà (Cap. XVII).

 

Una ricetta nella manica
Indispensabile per preparare soffritti, condire insalate di verdure, pane tostato alla brace, nel forno o nel tostapane, minestre e zuppe, l’olio d’oliva è il principe delle ricette tipiche della tradizione gastronomica mediterranea. Vi suggeriamo una ricetta semplicissima, tradizionalissima: il cosiddetto pan bagna’ con le olive.

Vi occorre del pane casareccio, pomodori, cetrioli, olive, capperi, acciughe e, naturalmente, olio d’oliva. Affettate un filone di pane casareccio, un paio di fette a persona circa. Sopra a ogni fetta disponete fettine di pomodori e cetrioli, alternandoli, e aggiungete olive, capperi e filetti d’acciughe. Condite con del sale e lasciate scendere fili dorati d’olio d’oliva.

L'olio extra vergine nell' Alimentazione

Alimentazione e organismo

La raccolta delle olive è una pratica agricola impegnativa ma anche ricca di soddisfazioni. Cogliere una drupa, infatti può sembrare semplice, ma le cose non stanno esattamente così. Questa importante operazione, infatti, oltre alla fatica fisica richiede anche diverse conoscenze tecniche. Inoltre, deve essere svolta nei tempi, con i metodi e nei modi giusti. Il metodo in cui si raccolgono le olive infatti, determina la qualità finale dell’olio, bisogna quindi eseguire questa pratica con la massima cura.
Quando raccogliere le olive

Nella coltivazione dell’olivo il momento migliore per iniziare la raccolta dipende da molteplici fattori. Consideriamo, infatti, che la stagione per cogliere questo frutto va dall’inizio dell’autunno (circa metà settembre) fino all’inizio dell’inverno, grossomodo metà dicembre. Non è quindi possibile stabilire una tempistica univoca. Il primo fattore da considerare è la varietà delle nostre olive e la finalità della produzione. La suddivisione principale è quella tra olive da mensa e olive da olio.
Le olive da mensa si raccolgono quando hanno raggiunto la massima pezzatura e la massima maturazione. Questo vale sia in termini di colore che di consistenza della polpa. Essendo olive da tavola devono essere morbide e gustose, quindi non troppo dure. Per essere apprezzabili dal punto di vista commerciale non devono presentare difetti esterni. Per questo motivo dovrebbero essere raccolte con metodi poco aggressivi, a mano, o con attrezzature che non rovinino la buccia. Pur raccogliendosi alla massima maturazione, di solito si raccolgono prima di quelle da olio, essendo per lo più varietà precoci. Il momento esatto della raccolta va valutato anche in base all’andamento climatico stagionale. Una stagione estiva molto secca ritarda il periodo. Estati piovose consentono invece di cogliere le olive in modo precoce. Bisogna quindi valutare sul campo questi aspetti.

Il tempo della raccolta delle olive da olio è più complesso da valutare. Il momento giusto va scelto tenendo conto dell’evoluzione della quantità e della qualità dell’olio presente nel frutto durante il periodo di maturazione. In linea di massima, se si procede precocemente si ottiene un olio dal colore verde brillante. Questo ha sentori erbacei e livelli relativamente più alti di amaro e piccante, determinati dall’elevata presenza di fenoli. Una raccolta tardiva, invece, determina la produzione di un olio dal verde meno intenso, quasi giallo. I tipici sentori di fruttato, amaro e piccante risultano di conseguenza meno intensi. Se si prendono i frutti in un momento intermedio, infine, avremo caratteristiche qualitative medie dell’olio.

Come capire il grado di maturazione delle olive

Un parametro immediato di riferimento per capire il grado di maturazione delle olive è quello del grado d’invaiatura. In sostanza bisogna osservare il cambio di colore della buccia. In generale, l’olio ha un elevato livello sensoriale se la pigmentazione delle olive interessa solo la superficie. Quando invece interessa anche la polpa, si ha un appiattimento sensoriale. Questo aspetto però, è strettamente collegato alla resa in termini di olio. La quantità che si ricava in frantoio aumenta con il progredire del grado di maturazione.

I rischi dovuti alla mosca dell’olivo

Altro fattore da non sottovalutare nella scelta del momento migliore per la raccolta delle olive è legato alla presenza della mosca olearia. Se c’è il rischio di attacchi tardivi, meglio cogliere le drupe dall’ulivo il prima possibile.

I rischi dovuti al freddo

Negli ambienti più freddi, cioè dov’è frequente che si verifichino gelate precoci, occorre anticipare la raccolta il più possibile. Il gelo danneggia le olive e quindi la qualità finale dell’olio. Il difetto sensoriale che si riscontra in questi casi è chiamato del legno umido.

L’andamento stagionale delle olive

Sono dunque molteplici i fattori da tenere in considerazione per una proficua raccolta delle olive. Non da ultimo, va tenuto conto dell’andamento climatico stagionale. Questo influenza molto sia i tempi di maturazione che la presenza della mosca dell’olivo. Inoltre, com’è noto, l’olivo ha annate di “carica” e di “scarica”, specie se non sono state fatte delle potature dell’albero equilibrate. In annate di “carica” la maturazione è più lenta, mentre in quelle di “scarica” è più veloce e si può raccogliere in anticipo.

Come raccogliere le olive

Anche le tecniche di raccolta delle olive influenzano la qualità finale dell’olio. Ci sono alcuni principi, infatti, che devono essere tenuti sempre presenti. Innanzitutto più le olive sono mature, minore è la loro resistenza al distacco, quindi più facile è raccoglierle. D’altro canto, più sono mature, più s’inteneriscono e divenendo suscettibili ai danni che si possono causare staccandole dall’albero. Ammaccature e ferite sul frutto favoriscono l’insorgenza di processi d’alterazione dell’olio contenuto al suo interno. Ci sono infatti rischi d’inacidimento e ossidazione della sua composizione. Altra considerazione è che, se le drupe su cui sono presenti ammaccature e ferite non vengono portate subito al frantoio dopo la raccolta, si può favorire lo sviluppo di microrganismi come le muffe. Mentre si colgono le drupe vi consigliamo di conservare anche un po’ di foglie di olivo, con le quali fare una tisana depurante.

Metodi e attrezzi per la raccolta delle olive

Ecco in sintesi quali sono i modi per raccogliere le olive:

A mano (brucatura, pettinatura, raccattatura)
Con macchine agevolatrici (abbacchiatura, scuotitura)
Con attrezzature di grandi dimensioni (con vibratori al tronco o alle branche, con la trattrice)
Le reti per raccogliere le olive

Le reti per la raccolta delle olive vengono sistemate sotto gli alberi per evitare il contatto del frutto con la terra. Inoltre, anzi, soprattutto, agevolano la successiva presa e sistemazione nelle cassette (o bins). Esistono reti di diverse qualità, dimensioni e finalità d’uso. Per grandi uliveti in piano, più che una singola rete si utilizzano un insieme di reti, distese a mo’ di tappeto, con l’obiettivo di movimentarle il meno possibile. Per la raccolta di alberi singoli e in luoghi impervi, molto interessanti sono le reti “spaccate” al centro. Queste consentono di “abbracciare” il tronco dell’albero e coprire l’intera superficie proiettata dalla chioma. Questa rete è molto facile da spostare da un albero all’altro ed è perfetta per uliveti non troppo estesi.

Attenzione alla qualità delle reti, in termini di spessore e ampiezza delle maglie. Una rete troppo fine e a maglie larghe, andrà sicuramente incontro a bucature. Se la rete si buca bisogna fermarsi per aggiustarla o addirittura si corre il rischio che le olive appena colte vadano perdute sotto la rete.
Quindi, al momento dell’acquisto, meglio spendere qualche soldo in più, ma lavorare tranquilli. Anche perché queste reti, se ben conservate, durano molti anni.

Raccogliere le olive senza attrezzi

La raccolta a mano, dunque senza attrezzi, è sicuramente il metodo più antico e intuitivo. Deve essere valutato se si hanno pochi alberi nel frutteto familiare e soprattutto se questi sono di dimensione contenuta. Per raccogliere a mano e raggiungere i punti più alti dell’albero si possono usare delle scale, ma prestate molta attenzione. La caduta dagli alberi di olive è uno degli incidenti più frequenti che avvengono in campagna.

Brucatura

La raccolta a mano delle olive “pura”, senza attrezzi per raccoglierle, prende il nome brucatura. Raccogliere a mano vuol dire essere sicuri di non rovinare le olive e avere un prodotto perfettamente integro. Questa tecnica non ha bisogno delle reti.

Pettinatura

Piccola variante della brucatura è la pettinatura, che è pur sempre una raccolta a mano. In questo caso, però, ci si avvale di piccoli attrezzi per raccogliere le olive, tipicamente dei rastrellini. Raccogliere le olive con questa attrezzatura ci suggerisce di mettere sotto l’albero una rete per intercettare le olive.

Raccattatura

Tra i metodi di raccolta a mano delle olive c’è anche la raccattatura. Questa tecnica altro non è che l’operazione di raccogliere le olive quando queste sono già a terra. Ciò avviene nel momento in cui le olive sono al massimo della maturazione e vanno inevitabilmente incontro alla cascola naturale. Questo è il metodo che in assoluto sconsigliamo, sia per i tempi, che per il metodo stesso. Il risultato a cui certamente si arriva, infatti, è quello di una qualità bassa e infima del vostro olio.

Quando portare le olive al frantoio

Dopo la raccolta è buona norma portare subito le olive al frantoio. È bene, quindi, sistemarle in contenitori che possano essere usati anche per il trasporto e l’eventuale stoccaggio. In questo modo si evitano i travasi, che possono rovinare le drupe. I contenitori devono essere perfettamente puliti. Si consiglia l’uso di contenitori che consentano il passaggio dell’aria, come cassette o cassoni (bins) in plastica dura e fessurata. Sono da evitare i sacchi in juta o altri materiali.
Le olive dovrebbero essere lavorate il prima possibile, meglio se entro 12 ore. Se questo, per problemi gestionali, non è possibile, occorre che lo stoccaggio sia il più breve possibile, al massimo 48 ore. Soprattutto nel caso di olive non in perfette condizioni (ammaccate, attaccate dalla mosca, ecc) anche uno stoccaggio di 1 giorno in più, può compromettere la qualità finale dell’olio. Il ritardo comporta una diminuzione delle sostanze fenoliche e dei composti volatili. Con il passare del tempo, porta a un aumento dell’acidità e insorgono processi fermentativi, che possono portare ai difetti sensoriali detti del “riscaldo” o dell’”avvinato”.

La raccolta delle Olive

Raccolta olive, processi e tempi di raccolta

Di origini molto antiche e dalle mille proprietà, l’olio extravergine d’oliva era chiamato da Omero “oro liquido” per il valore che gli veniva riconosciuto, mentre per Ippocrate era il “grande guaritore”.

Con queste premesse, il Mediterraneo ne esalta ancora oggi le caratteristiche organolettiche e nutritive assorgendolo a simbolo di salute: l’olio extravergine di oliva è infatti il grasso più usato nella dieta mediterranea, ritenuta dagli esperti la migliore al mondo. Il condimento più diffuso per insaporire carni, insalate e piatti di pesce è infatti estremamente ricco di antiossidanti, polifenoli e acidi grassi monoinsaturi che agiscono positivamente sul nostro organismo: ecco perché è importante prendere l’abitudine di consumare un cucchiaio di olio d’oliva al mattino a stomaco vuoto prima di iniziare la nostra giornata.

Per chi soffre di colesterolo alto, per esempio, è altamente consigliato fare uso di olio d’oliva poiché è in grado di diminuire quello cattivo (LDL) innalzando contemporaneamente i livelli del colesterolo buono (HDL) contribuendo così ad ottimizzare la funzionalità del sistema cardiocircolatorio.

L’olio è il nostro principale alleato anche se consideriamo gli effetti benefici apportati al fegato e all’apparato digerente poiché agevola il transito intestinale, ha un leggero effetto lassativo e aiuta il fegato a depurarsi da scorie e tossine con la sua azione antinfiammatoria.

Inoltre è considerato fondamentale nella lotta al cancro della pelle: diversi studi, infatti, hanno ravvisato nelle elevate concentrazioni di idrossitirosolo e tirosolo ottime armi contro i tumori, perché capaci di contrastare l’ossidazione dei raggi del sole. Senza contare che l’olio extravergine di oliva contribuisce a rendere pelle e capelli estremamente luminosi ritardando il processo di invecchiamento cellulare grazie agli antiossidanti presenti in esso e alla capacità di assorbire calcio, magnesio e vitamine fondamentali come la A, la E, la D e la K2. Siete scettici sulle proprietà dell’olio extravergine d’oliva?

Provate a berne un cucchiaio tutte le mattine a digiuno, vi farà davvero bene!

L’effetto protettivo dell’extra vergine ad alto contenuto fenolico a raccolta precoce è a lungo termine e si protrae anche per un anno dall’assunzione. Si conferma che è l’olio il fulcro benefico della dieta mediterranea.
L’olio extravergine di oliva ad alto contenuto fenolico a raccolta precoce (HP-EH-EVOO) potrebbe essere usato come composto terapeutico per gli anziani con deterioramento cognitivo lieve (MCI) amnesico. A rivelarlo uno studio, pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease, condotto dagli esperti dell’Università Aristotele di Salonicco (AUTH) e dell’Associazione greca del morbo di Alzheimer e dei disturbi correlati (GAADRD).

Il team ha condotto uno studio prospettico randomizzato per analizzare gli effetti dell’olio extravergine di oliva ad alto contenuto fenolico e quello a contenuto fenolico moderato (MP-EVOO) e per valutare la predisposizione genetica alla malattia di Alzheimer.

“Questo studio – commenta la scienziata – apre la strada allo studio di composti naturali come trattamenti alternativi del MCI. Lavori recenti suggeriscono che seguire una dieta mediterranea migliora le funzioni cognitive, riducendo la possibilità di sviluppare la malattia e riducendo il rischio di progressione della condizione verso il morbo di Alzheimer”.

L’esperta riporta uno studio longitudinale spagnolo, secondo cui l’assunzione dell’olio extravergine di olive greche potrebbe aiutare a mantenere le funzioni cognitive.

“Secondo i nostri risultati – commenta la ricercatrice – l’intervento a lungo termine con olio extra vergine d’oliva è associato a un significativo miglioramento della funzione cognitiva rispetto alla semplice dieta mediterranea”.

Gli scienziati sottolineano che si tratta del primo studio volto a stabilire gli effetti dell’olio extravergine di oliva negli anziani con MCI.

“La nostra analisi – conclude – rivela che anche a distanza di 12 mesi i risultati nel gruppo di partecipanti erano significativamente superiori rispetto ai soggetti di controllo”.

Alberto Angela sul suo profilo FB ricostruisce la storia del ritrovamento della bottiglia dell’olio di oliva più antica del mondo trai reperti del MANN.
“Carissimi,

è con grande piacere che voglio condividere con voi una notizia arrivata proprio in questi giorni. Per farlo, vi racconto questa storia che, forse, alcuni di voi ricorderanno. Era il luglio del 2018 quando mi trovavo con la troupe nel MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, per girare un servizio per SuperQuark sui suoi magnifici depositi che custodiscono migliaia di reperti rinvenuti soprattutto (ma non solo) a Pompei, Ercolano e in altri siti sepolti dalla drammatica eruzione del 79 d.C.. Avevamo appena finito di filmare il settore dei reperti in vetro (bellissimi). E, poco prima di lasciare la stanza, avevo notato una bottiglia di epoca Pompeiana, coricata in una cassetta polverosa: al suo interno intravedevo del materiale solidificato in perfetto stato di conservazione.

Sono ormai 25 anni che realizzo servizi, puntate o libri su Pompei e avevo intuito subito la portata scientifica e storica di quel reperto dimenticato nei depositi. Quella bottiglia si trovava nel Museo dal 1820, quando era stata scoperta durante alcuni scavi di età Borbonica e collocata in questi sterminati depositi assieme a migliaia di altri reperti. Di quella bottiglia si era poi persa la memoria e, soprattutto, nessuno l’aveva mai studiata…

Non sapevo cosa fosse quel materiale dentro la bottiglia. Essendo la sua superficie un po’ in pendenza, avevo pensato che, in origine, si trattasse di una sostanza liquida e che la bottiglia, nella violenza dell’eruzione, fosse stata sepolta semi adagiata, rimanendo in quella posizione per secoli e portando quindi il liquido a solidificarsi “inclinato”.

Avevo fatto subito contattare il direttore del museo Giulierini, che si era mostrato, come me, entusiasta del ritrovamento. Non è insolito, infatti, fare nuove scoperte nei depositi dei grandi musei. Ma questa era apparsa subito molto promettente. Sebbene la forma della bottiglia facesse pensare a dell’olio o a del vino, non potendo essere certi sulla natura del contenuto, non ci eravamo sbilanciati. Solo attraverso accurate analisi scientifiche di laboratorio sarebbe stato possibile trovare la risposta.

Come forse ricorderete, però, avevamo annunciato questo ritrovamento nel settembre del 2018 in occasione della conferenza stampa di presentazione della puntata di Stanotte a Pompei, che tenemmo proprio al MANN di Napoli. Il reperto venne presentato ai fotografi e ai giornalisti assieme ad una forma di pane rinvenuta integra negli scavi: messi così, riproducevano fedelmente, e in modo sorprendente, un affresco pompeiano che rappresenta, appunto, una forma di pane e… una bottiglia di olio d’oliva.
Ora, a distanza di due anni, sono lieto di condividere con tutti voi la notizia che le ricerche si sono concluse e che, effettivamente, quella bottiglia contiene olio di oliva. Anzi, l’olio di oliva più antico del mondo.

Per arrivare a questa conclusione è stato fondamentale il lavoro svolto dal Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN). Le ricerche, condotte da un team multidisciplinare coordinato dal Professore Raffaele Sacchi, hanno verificato l’autenticità di quel campione di olio di oliva, conservato per anni e anni in una bottiglia di vetro sepolta dapprima sotto le ceneri dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e poi rimasta nei depositi del Museo.

Ringrazio soprattutto tutti coloro che con impegno e passione hanno lavorato in questi due anni per regalarci questa bellissima notizia. E rivolgo anche il mio pensiero a chi, 200 anni fa, ha effettuato il ritrovamento nei sedimenti vulcanici, vedendo poi la sua bottiglia entrare nelle collezioni borboniche, per poi scomparire nell’oblio. La scoperta è sua e questa notizia gli rende un po’ di giustizia, anche se postuma.

Personalmente sono molto contento che, sebbene siano anni che non partecipi più attivamente a degli scavi, la mia passione per la ricerca mi consenta ancora di fare delle “scoperte” (in questo caso sarebbe meglio dire una “ri-scoperta”). Sono tanti gli oggetti che rappresentano il percorso dell’umanità nella Storia che aspettano di essere ritrovati: alcuni sono ancora sepolti nel terreno, altri invece nelle collezioni dei depositi… Ma tutti riportano, fino ad oggi, la testimonianza della nostra cultura millenaria e lo straordinario patrimonio che custodiscono i nostri musei. In particolare il MANN che, a mio parere, è tra i più belli e importanti al mondo.

Un caro abbraccio a tutti voi,

Alberto”

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